A cosa pensi se ti dico arpa?

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Oggi facciamo un gioco. 

Prima di leggere questo articolo prendetevi qualche minuto e provate a rispondere nei commenti qui sotto alla domanda: “Quali immagini vengono alla tua mente, per associazione di idee, quando pensi ad un’arpa?”

Le risposte saranno le più svariate e saranno tutte indicative di come è stata trasferita fino a noi l’immagine di questo strumento. 

La storia dell’Arpa accompagna l’intera storia dell’uomo sin dai tempi in cui, intento a sviluppare le sue capacità di sopravvivenza e socializzazione, si spingeva nella natura selvaggia di giorno e si radunava davanti a fuochi la sera, tramandando sulle pitture rupestri le scoperte e intuizioni che quotidianamente aveva. Nel corso dei secoli ci sono stati molti sviluppi per questo strumento, diversi usi, alcuni misteri e molte fattezze, ma cosa rimane di autentico? Qual è il vero significato dell’Arpa nella storia musicale ed umana? Cosa c’è di vero nella tradizione che lo associa alla spiritualità?

Se avete dato la vostra risposta potete proseguire a leggere, oggi voglio darvi degli spunti di riflessione facendo il focus sulla relazione stretta che esiste tra arco da caccia e arpa.

Non è un caso che sia molto simile il modo in cui si abbracciano, questo è evidente soprattutto nei primi modelli di arpe a 6 o 7 corde dell’antichità, e che il suonatore/cacciatore debba fondersi con essi fino a diventare un tutt’uno, muovendosi nella natura attraverso l’aria, accorciando le distanze fisiche e annullando quelle temporali per farli giungere sino a noi praticamente intatti.

L’arpa ha origine proprio dall’arco da caccia che, se ci pensate, scoccando la freccia produce un suono nell’aria. Da tale principio sono state studiate e aggiunte tutte le corde successive.

L’uomo ha da sempre accompagnato il suo percorso evolutivo con strumenti che fossero anche simboli del suo controllo e dominio delle leggi naturali attorno a lui, e arco e frecce ne sono il più altro esempio, ecco perché ancora oggi il tiro con l’arco è anche un esercizio spirituale oltre che tecnico.

Confucio diceva che se l’arciere non centra il bersaglio deve trovare in se stesso la causa e la motivazione per raddrizzare la traiettoria. Il bersaglio è dentro di noi e il suo centro coincide con il centro dell’essere. 

L’arco rivolto verso il cielo simboleggia la tensione da cui sgorgano i desideri e le passioni, rappresenta la più alta determinazione nel raggiungerli e realizzarli. È uno strumento regale. In mano al dio Shiva rappresenta il potere, e anche in mano al Dio egizio Anubi, che controlla il ciclo delle morti e delle nascite, ha un valore di potenza e giustizia.

Praticamente tutte le epoche e tutti i popoli lo associano a simbolo di amore, forza, coraggio e luce, come se la freccia scoccata fosse in grado di bucare anche l’oscurità diffondendo speranza.

Potrei ora suggerirvi di rileggere quanto descritto riguardo all’ arco pensando all’arpa, notereste che ha gli stessi significati e la stessa funzioni.

Chi la suona governa l’arte di comunicare a distanza un grande spostamento di vibrazioni che, sotto forma di onde sonore, colpiscono l’orecchio con la precisione di dardi di luce. Che sia fuori o dentro di noi, il bersaglio è l’essere che si infiamma con passione e amore. 

Anche l’arpa è uno strumento regale, di crescita spirituale, di forza potenza e amore. Anche lei compare da sempre nelle raffigurazioni sacre e anche come strumento prediletto alle corti, dai re stessi.

Chi impara a destreggiarsi nell’arte musicale con l’arpa, la madre di tutti gli strumenti a pizzico, impara a conoscere se stesso e si avvicina alle leggi naturali.

Durante i miei corsi sarà possibile approfondire questo argomento e la storia dell’ arpa. Per farlo è sufficiente contattarmi e accedere a un incontro di consulenza.

Sawaiki


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